L'Argento azzurro nelle parole di Grazia Ferrero

Sarà certamente ricordata come un’impresa storica la medaglia d’argento ai Mondiali di Curling Senior, conquistata dal quartetto azzurro femminile, meno di quarantotto ore a fa Sochi.

A raccontarci l’avventura azzurra è una delle protagoniste di questa impresa, Grazia Ferrero: sua l’ultima stone che ha permesso all’Italia di battere gli Stati Uniti in semifinale arrivare a giocarsi l’oro.

- Quale il segreto di questo successo?

«Non ci sono alchìmie particolari – esordisce l’azzurra: tutto si potrebbe riassumere in una frase: “I giocatori vincono le partite, la squadra vince il campionato ”. Il risultato conseguito è la prova lampante di questa affermazione. Ognuna di noi ha dato il meglio di sé, mettendosi al servizio della squadra, accettando consigli e suggerimenti. Così come ha fatto Fulvia Tiboldo arrivata da Biella e bravissima ad inserirsi nell’ossatura del team, composto per trequarti da atlete provenienti dai Draghi di Torino: Fiona Grace Simpson,Vittoria Santini e la sottoscritta».

- Eppure non è stato un avvio semplice: un Round Robin concluso al penultimo posto ex equo con altre tre squadre. Poi il tie-break. Qual è stato il momento di svolta: il match vinto contro l’Inghilterra… la sconfitta nel girone con gli Stati Uniti o quella contro la Nuova Zelanda?

«In parte la partita contro la Nuova Zelanda, in parte quella contro l’Inghilterra. Il match contro le “kiwi” ha dato il là a tutto! Le neozelandesi hanno solo un gioco, ma sanno metterlo in pratica molto bene: pensavamo di batterle, invece le abbiamo, forse, un po’ sottovalutate e siamo state sconfitte. La conseguente rabbia (con noi stesse) e determinazione nel voler dimostrare che potevamo fare molto di più, sono state la molla iniziale. Poi contro l’Inghilterra, a noi quasi sconosciuta (anche se l’avevamo battuta una volta), è stato il là definitivo. Loro conoscevano poco noi e noi poco loro, m alla fine abbiamo avuto la meglio».

- La vera impresa però è stato sconfiggere gli Stati Uniti per due ragioni: era una delle due principali candidate all’oro e aveva battuto il Canada. Nel Round Robin avete perso 9-3 e dove contava veramente (semifinale) le avete battute, un po’ a sorpresa…

«Ogni partita fa storia a sé: dopo la sconfitta con gli USA abbiamo resettato il risultato, pensando solo a quella da giocare, non alla sconfitta. Nel secondo confronto quando, dopo essere state in vantaggio per buona parte dell’incontro, ci hanno ripreso ad un end dalla fine sul 6 pari, mi sono detta: “Divertiamoci: dopo tutto è un gioco e per prima cosa bisogna divertirsi”. Poi, ammettiamolo, serve anche quel pizzico di fortuna al momento giusto… oltre all’abilità»!

- Arrivare è già difficile, restare al vertice forse di più. Ora che siete vicecampionesse del mondo, gli occhi saranno puntati su di voi, oltre alle speranze di replicare… o giù di lì…

«L’anno prossimo ai Mondiali in Svezia saremo teste di serie. Ci prepareremo ad affrontare un campionato a testa alta: la squadra è affiatata, con buone individualità e insieme siamo arrivate fin qui… daremo sicuramente il massimo, ancora una volta»

- Cosa potrà cambiare per il movimento del curling in Italia, dopo il vostro successo?

«Spero ci sia un maggior interesse e un occhio a questa disciplina, a partire dai giovani, cercando di creare una squadra competitiva a livello juniores, in pratica che il movimento possa crescere e migliorare».

di Luca Reboa


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