Short Track, l’oro olimpico della staffetta mista di short track rivissuto al Festival dello Sport

Un oro olimpico che appartiene a tutta una squadra e che, a distanza di qualche mese, continua a riportare alla mente emozioni, immagini e dettagli. Chiara Betti, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel hanno raccontato al Festival dello Sport di Trento la vittoria dell’Italia nella staffetta mista 2.000 metri di short track a Milano Cortina 2026. Nell’incontro “La staffetta delle meraviglie”, condotto da Dody Nicolussi, i quattro azzurri hanno ripercorso una giornata entrata nella storia: dall’arrivo all’indietro di Sighel al ruolo di Arianna Fontana, fino al contributo di chi ha corso i turni precedenti. Ma soprattutto hanno raccontato cosa c’è dietro una staffetta: fiducia, responsabilità, conoscenza reciproca e la capacità di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Un gruppo cresciuto imparando a conoscersi sempre meglio sul ghiaccio, fino ad arrivare all’appuntamento olimpico senza bisogno di grandi discorsi. È uno dei segreti della staffetta azzurra che lo scorso 10 febbraio ha conquistato l’oro olimpico nei 2.000 metri misti. “Ci conosciamo e sappiamo quello che siamo in grado di fare o non fare. Conoscendoci così bene non servono le parole. Io so dove un mio compagno è più forte, dove magari fa un po’ più fatica e tra di noi ci aiutiamo per compensare“, ha raccontato Pietro Sighel.

Perfetto anche il finale, diventato una delle immagini dei Giochi con Sighel che si gira e taglia il traguardo all’indietro. Un gesto reso possibile da una prova senza errori, che – ha raccontato – aveva immaginato già durante un allenamento estivo. “Volevo lasciare il segno perché il nostro è uno sport meno conosciuto, quindi ogni tanto bisogna fare qualcosa che venga ricordato. Quando ho visto l’occasione ho detto: non so se può ricapitare, quindi intanto la facciamo“.

Poco prima Thomas Nadalini aveva cominciato a rendersi conto di quello che stava accadendo. Al momento dell’ultima spinta a Sighel gli ha detto: “È nostra“. E proprio nel rapporto tra i componenti della squadra ha individuato una delle ragioni di quell’oro: “Prima di tutto ci deve essere un rapporto professionale, devi lasciare tutto da parte e dedicarti a un progetto un po’ più grande della gara individuale, che è la staffetta. Noi abbiamo la fortuna di avere anche un rapporto fraterno tra di noi e questo ti porta a essere in completa sinergia con i tuoi compagni“. Ai cambi, ha raccontato, era quasi come essere la stessa persona.

Per Nadalini conquistare l’oro alla prima Olimpiade, in casa e davanti alle famiglie, ha avuto un significato particolare. “L’obiettivo che ogni sportivo si pone penso sia quello di vincere l’oro. Io ho avuto la fortuna di condividerlo con quelli che reputo miei fratelli e sorelle“.

Elisa Confortola quella finale l’ha vissuta nel cuore della staffetta. Ha ricevuto il cambio da Arianna Fontana, appena passata davanti alla Cina, e si è trovata con il compito di conservare e aumentare il vantaggio prima di spingere Nadalini. “Dopo aver spinto avevo ancora quattro giri da guardare, due di Thomas e due di Pietro“. Quattro giri vissuti “in un misto tra ansia, felicità e adrenalina“, fino all’ultima immagine: “Mi sono vista l’arrivo di Pietro all’indietro. È stato veramente qualcosa di spettacolare“.

Confortola ha ricordato anche quanto abbia contato avere accanto Arianna Fontana: “Abbiamo potuto ricevere tanto, sia per quanto riguarda la tecnica e la tattica di gara, sia nei piccoli dettagli“. La sua esperienza è stata un punto di riferimento per un gruppo giovane che ora si prepara, a sua volta, a trasmettere quanto imparato alle nuove generazioni.

Chiara Betti aveva invece contribuito alla qualificazione correndo la semifinale. La finale l’ha vissuta da fuori, con un’emozione persino maggiore. “Ho iniziato a piangere quando ho visto che Elisa era davanti“. Dopo l’arrivo è entrata sul ghiaccio insieme a Luca Spechenhauser, che aveva contribuito al cammino della staffetta, per festeggiare un oro costruito da tutta la squadra.

Arrivare a Milano Cortina, però, per Betti non era stato scontato. Dopo un periodo complicato e alcuni problemi tecnici con le scarpette si era ritrovata demoralizzata e incerta sulla possibilità di qualificarsi. “Fare allenamento l’avrei fatto in ogni caso, quindi crederci o non crederci sarebbe costato la stessa cosa. Ho deciso di crederci“. Durante la stagione ha ritrovato progressivamente fiducia, fino ad arrivare ai Giochi “nella miglior forma della mia vita“. Ora l’intenzione è continuare per almeno altri quattro anni e trasmettere quanto imparato anche alle più giovani, tra cui sua sorella. Il futuro resta aperto anche per gli altri. Sighel vuole proseguire verso la prossima Olimpiade, provando contemporaneamente ad aprirsi altre strade. Nadalini considera invece l’oro conquistato alla prima partecipazione ai Giochi come una casella importante già spuntata in una carriera che ha ancora molti obiettivi.

Di Milano Cortina resteranno però soprattutto i ricordi. Betti porterà con sé “la serenità con cui ho vissuto queste Olimpiadi” e l’affetto ricevuto; Confortola l’inno d’Italia cantato sul podio, con l’obiettivo di poterlo vivere ancora; Sighel l’ingresso della squadra italiana a San Siro: “C’era tutto lo stadio che urlava per noi, mi sono venuti i brividi”.

Nadalini ha raccolto tutto proprio nei ricordi: “L’inno d’Italia, la sensazione delle gambe pesanti prima di entrare a San Siro e la medaglia”. Perché quella medaglia, ha spiegato, è qualcosa di fisico capace di far rivivere ancora una volta tutto ciò che è successo.

La staffetta delle meraviglie Nella foto: Pietro Sighel; Tomas Nadalini

@ Alessandro Eccel ECCEL Alessandro

La staffetta delle meraviglie Nella foto: Chiara Betti

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La staffetta delle meraviglie Nella foto: Elisa Confortola

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La staffetta delle meraviglie Nella foto: Pietro Sighel

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